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Esercitazione Europea di Protezione Civile ModEx 2016 29 Gennaio al 1 Febbraio 2016 Tinglev (Danimarca):il video e i commenti dei partecipanti

 

Marche Team
Marche Team

 

L’esercitazione Europea si è appena conclusa, riportiamo di seguito il link del video ufficiale dell’evento:

Il nostro vice direttore Barbara Gabrielli, Team Leader, ha commentato la nostra partecipazione a questa importante esrcitazione Europea:

“Voglio partire dal 5 dicembre, il giorno in cui il consiglio direttivo ha deciso che sarei stato il team leader di questa esercitazione. Da subito mi ha travolto un’ondata, e per poco non ci sono rimasta affogata. E’ vero, da più di 2 anni ho avviato il percorso dei corsi europei e il master per avere conoscenze più approfondite in medicina dei disastri e per parlare con più padronanza la lingua inglese, ma finchè non arriva il momento di mettersi in gioco, resta tutto molto teorico. E poi questo evento era davvero  importante: non una semplice esercitazione, ma l’avvio della certificazione del modulo all’interno della WHO…il senso di responsabilità mi ha logorato per oltre un mese: non potevo mettere in dubbio il valore e la professionalità dell’ARES, per me, per la squadra che era con me e per tutti i puffi in generale, per tutti coloro che mi avevano scelto tra la rosa dei possibili team leaders, Mario in primis, e per te Olivia e Marco, che da sempre credete in me. L’ansia è andata crescendo nelle settimane di gennaio, sommandosi a preoccupazioni familiari e impegni lavorativi, tanto che il 27 sera sono arrivata a casa dei miei stanca morta, ancor prima di iniziare. La mattina del 28 è partita la serie dei messaggi di attivazione per il terremoto in Modulistan e a quel punto mi son detta: ormai ci siamo, metti la modalità ansia su off e procedi con un solo obiettivo, “Be polite” e tutto il resto andrà come deve. Ore 13:30 la squadra sanitaria è pronta per la partenza, i pezzi si uniscono, lo spirito è alto, inizia il flusso di informazioni tecniche, ma da subito ho percepito che quel team avrebbe agito nell’ottica dell’intesa. Tutti gli occhi che incrociavo, anche quelli mai visti prima, trasmettevano spirito di squadra e voglia di fare bene. E così siamo andati avanti, fase dopo fase: il blocco all’aeroporto di Monaco per un allarme bomba ad Amburgo, la perdita di ogni sorta di oggetto durante i vari spostamenti (fortunatamente tutto ritrovato), la lunga attesa sotto la pioggia al freddo senza neanche un bagno prima di poter montare le tende, la privazione di sonno, l’impossibilità di avere un’igiene adeguata…in ognuno di questi momenti ha dominato la volontà di andare avanti e di continuare a fare bene.

Io mi stavo confrontando con il mio ruolo, tutto era nuovo davanti a me, tante figure sconosciute con cui interfacciarsi e l’occhio vigile di chi valutava, in ogni momento, le risposte date, le espressioni usate, le reazioni emotive, il tono di voce. Non è stato semplice Oli, ma dietro c’era una solidarietà mai vista prima a supportarmi e tutto si collocava al posto giusto. Per la prima volta, dopo 10 anni di ARES, ho visto il modulo della Regione Marche al lavoro, non c’erano sanitari e logisti in azione, ma una sola squadra e questa è stata la sensazione di tutti, non solo degli Italiani, ma anche degli altri presenti: hai una bella squadra, divertente e unita, questo mi hanno detto diversi colleghi degli altri team e credo che al di là delle certificazioni, questo sia stato il traguardo migliore che abbiamo raggiunto.

Ovviamente non tutto è andato alla perfezione, ci sono alcuni aspetti tecnici che vanno migliorati e di cui abbiamo già discusso appena rientrati ad Amburgo.

Il lavoro da fare nei prossimi mesi è ancora molto, ma per il momento l’esercitazione MODEX 2016 si è conclusa con questi esiti positivi: il saper fare squadra di fronte alle avversità, l’essere in grado di interagire con altri moduli non sanitari, il mettere al primo posto la gestione del malato riservandogli sempre un sorriso e una carezza, l’umanitarismo insomma, quello che il nostro Marco da sempre ha professato e ci ha insegnato a disseminare.

La squadra è tornata nelle proprie case contenta, ringraziando per quel che ognuno ha potuto portare con sé, nonostante la fatica; questo per me è il risultato principale e come prima esperienza da team leader non posso che essere felice e soddisfatta, non avrei potuto desiderare squadra migliore.

Barbara”

Continuano ad arrivare i commenti dei nostri soci che hanno partecipato a questa esperienza, nella convinzione che condividere le impressioni, le emozioni, i consigli sia fondamentale per la crescita di una associazione come la nostra, ve li proponiamo di seguito.

 

MORENO CICETTI:

Storia semiseria di una missione

Mi ricordo bene. Il 27 gennaio, mentre stavo un poco chino per aggiustare la distanza focale dal mio oggetto, sudato, con la bocca  a labbra serrate ma con la lingua fra i denti, con il respiro lento e profondo,  quasi apnoico per rendere più precisa la mia azione, percepisco la breve vibrazione del mio cellulare, silenziato e riposto in una tasca della casacca verde sotto il   mio vestito sterile, bagnato sotto le ascelle . Di solito quegli attimi di tremore digitale sono solo una breve percezione che poi non percorre il mio circuito limbico perché sopravanzate da altre stimolazioni visive, tattili e dalla percezione propriocettiva della meccanica articolare delle mie mani che filologicamente definiscono il mio lavoro; tuttavia in questo caso quel tremito, seppur lieve, insignificante nell’affollamento dei rumori che  ci circondano, forse per uno scherzo del destino, fu come la forza del becco del pulcino che rompe il guscio dell’uovo deposto dalla gallina che, successivamente mi diranno , si trovava appollaiata  nel giardino antistante la  graziosa casa rurale  di Giovanni.

Pertanto, come dicevo per uno scherzo del destino, quel giorno non mi dimenticai della subliminale stimolazione della mia pelle, misi la mano in tasca e sul monitor del mio sgangherato  cell- phone , non molto appropriato , come dice Monia , per  una persona del mio lignaggio, vidi una bustina di lettera, chiusa, gialla  , il segnale di qualcuno che tentava di comunicare con me e me ne lasciava la sua traccia; pensai che forse c’era l’ ET della situazione che era riuscito a sincronizzarsi sulle mie lunghezze d’onda e pertanto andai più a fondo, premetti un ulteriore tasto, non ricordo se a destra o sinistra, e sul minischermo, a dir il vero opacato da qualche ditata di troppo, si materializzò una scritta di allerta dell’ARES: potenze del cielo, dallo spielberghiano extraterrestre di una realtà del mondo della celluloide alla forza di una marziana organizzazione  terrestre, questa volta reale, con la potenza del dio della guerra , ma che di guerra non vuole sapere.

Purtroppo si era trattato di una vibrazione  più potente, molto più potente, di quella del mio dispositivo, ed anche se io non l’avevo sentita era solo per la sua distanza da me; purtroppo, essa, la “vibrazionaccia” , non era stato tanto delicata e si era fatta palese con crolli e macerie; capii che era ora di preparare lo zaino ed  infatti vi devo confessare che se uno mi chiede una mano io mi trasformo in una dea khalì; certo questo modo di presentarmi mi ricorda molto  l’atteggiamento, non proprio modesto, che ha il  barone di Munchausen all’inizio del libro che lo riguarda, ma che colpa ne ho se il mio cuore è uno zingaro, no non volevo dire questo  ,ma piuttosto , che colpa ne ho se le situazioni che ho dovuto affrontare, assieme ad uno sparuto gruppo di arditi, sono state  di complessità pantagruelica.

Era il mio momento, passava il mio treno, prenderlo o lasciarlo andare per il suo binario morto, decisi di salire; l’unico che conoscevo era Mario Ca: ritenni scientificamente che il Presidente era una condizione necessaria e sufficiente e diedi il mio si.

A questo punto mille fantasmi nel mio cervello si affollarono ed alimentarono mille ansie , come fare per evitare di alzarsi a fare pipì di notte, inorridivo poi al pensiero del momento della defecazione, …e se c’erano problemi alla frontiera con il passaporto? Su quel libretto costoso c’è una mia foto senza barba ed ora avevo la barba…penseranno che sono un’altra persona? , mi imporrano di radermi?, ma soprattutto chi sarebbero stati i miei compagni di avventura; avrei voluto confidarmi  con qualche psicologo, ma non ne conoscevo e purtroppo Barbara Ra incominciò a preoccuparsi del mio benessere psichico solo dopo che ero partito, mentre ci avviavamo verso la zona disastrata; è una di quei personaggi che arrivano dopo i fuochi; mannaggia alla tempistica che non mi assiste mai; no, non si fa così : se la psicologa ci tiene a giocare con le tue ansie lo deve fare prima che tu parti almeno se non sei più convinto non parti più e  cosi ti risparmi un sacco di fatica, freddo, gelo e notti insonni ; e secondo me in questo c’è un po’ di gusto sadico: tu sei preoccupato e quella che vanga e rivanga dentro la tua anima e poi per dirle tutte, quella è anche uno strumento del diavolo: si perché ti induce a dire bugie; lei fa la classica domanda: chi è ansioso per questa missione alzi una mano; nemmeno un dito si vede alzarsi e ci ritroviamo un mucchio di bugiardi, di peccatori; quante coincidenza; si perché fra noi c’era anche  un Eva come appresi al ritrovo davanti all’aeroporto di Ancona; la individuai fra le altre del gentil sesso, io mi raffiguravo già la donna del peccato originale o la avvenente compagna di Diabolik, mentre quando la inquadrai vidi la sua testa sormontata da un  bianco colbacco fuori luogo alle nostre latitudini: capii subito a che tipo di donna mi trovavo di fronte e non mi sbagliai come si potè confermare alla serata di gala:  ella danzò per tutta la serata con il suo ballerino, ma mai un ammiccamento fuori luogo, mai un   movimento scomposto e in viso il sorriso.

Partimmo per Monaco, a bordo dell’aereo riconobbi Monica e Giulia le Super romane già viste all’ IFA di Macereto e con loro già mi sentivo più tranquillo; la prima si firma come ”Impegnata”; ma non le ho mai chiesto il perché; preferisco che rimanga un mistero perchè così le mie supposizioni mantengono vivo  in me la sua immagine: già impegnata con qualcuno e quindi è meglio non perder tempo in avances ? impegnata nelle attività della giornata ? giro in  moto dalle 15 alle 17, immersione dalle 18 alle 20;  impegnata in missioni delicate in terre di guerra ? e così via; la seconda non è impegnata, ma successivamente ho appreso, per una sua  confidenza, per altro alla presenza di altri compagni, che è “addicted” alle salviette intime Chilly, alla menta, che le procurano un particolare tipo di estasi viscerale che il nostro Giovanni ha voluto poi sperimentare immediatamente  su se stesso; infatti questo tipo è un po’ strano ,racconta di aver ibernato un agnellino, della sua fattoria, nato da pochi giorni, nel frigorifero di casa. Ma tutto sommato è una brava persona, son contento di averlo avuto con me in missione, anche se lui ha rischiato, alla frontiera del Modulistan, di non far parte della nostra combriccola perché si era dimenticato di portare il passaporto. Dovevate vedere come se la ridevano sotto i baffi  nordici gli officers frontalieri !

Durante il primo tratto aereo Ancona-Monaco incominciai a farmi una prima idea del gruppo: stavo quasi  percependo di trovarmi in una   associazione  convenzionata con una agenzia matrimoniale , che ARES voglia dire Agenzia REclutamento  Sposini ? ed infatti scoprivo lentamente che potevo rischiare di fare il terzo incomodo o reggere il moccolo a qualche coppia, così come si dice; o in alternativa potevo rischiare di fare qualche passo falso perchè ancora non possedevo informazioni sufficienti sullo stato maritale di qualcuna; vi confesserò che  ho ballato successivamente con Erika convinto di averla conquistata con la mia performance, per poi apprendere il giorno seguente che anche lei aveva un suo lui nel gruppo (momentaneamente a casa) :ti chiedo scusa Erika ma io pensavo che tu fossi Erica e non la moglie di Lui (che non conosco).

Lo sbarco a Munchen Baviera fu una tragedia: i fatti che si verificarono insinuarono nella mia testa che avevo sbagliato compagni e  profilavano l’idea che la missione sarebbe stata un fallimento:; ed infatti ecco che c’è chi si accorge di aver chiuso male lo zaino, per cui, perde non uno ma due sacchi a pelo e sapete di chi parlo: si, di Marco, che tra l’altro aveva anche il coraggio di dire che  era il Deputy, ossia il vice di Barbara Ga; converrai con me  ,caro Marco , che non è stata una gran presentazione in funzione del tuo incarico , tanto che ero quasi tentato di aprire gli occhi Tamara prima che ella prenda  l’imminente decisione definitiva: sei veramente convinta che sia il tuo uomo con cui condividere tutti i giorni della tua vita fino a che morte non vi separi?; prova a guardarti attorno e nell’ARES ( per le caratteristiche di cui sopra)  forse troverai qualcun altro che si prende in cura almeno il caldo giaciglio.

Avevo anche l’opportunità di conoscere Valentina Mo che si disperava di aver perso il suo tablet o la sua macchina fotografica,non ricordo; successivamente ebbi modo di confermare che fu un grande acquisto ed una grande fortuna per i traumatizzati: lei rimetteva in piedi un po’ tutti, non c’era bisogno né di stampelle, barelle o sedie a rotelle; ma anche lei, se le devo dire tutte, cade in qualche vizio che non è bene divulgare (per cui prego che rimanga in segreto fra noi):le piace fare le fotografie ai morti e li cataloga con un codice ecco perché all’aeroporto di Monaco si disperava tanto di aver persi il suo strumento fotografico!

Mi chiedevo se  non mi trovassi fra persone sveglie, efficienti,  fra i rambo che il contesto richiedeva, ma piuttosto fra smemorati, disattenti e “cazzeggiatori”;  più che persone che buttano  giù i muri  o gli alberi (come si dice dalle mie parti per indicare qualcuno veramente valido ed in grado di affrontare qualsiasi situazione)  mi ritrovavo con persone che al massimo cagano tronchi e spaccano il water, cioè con un tipo di forza al contrario, che non so a cosa serva. Eppure, a prima vista prendete ad esempio Paride, alto, spalle larghe, muscoloso, grande forza fisica (tanto che al momento del ripiegamento delle tende, alla fine della missione, i compagni facevano finta di lavorare perché tanto c’era lui)  non vi sembra la colonna portante di tutto il sistema mitologico ARES? Infatti se lo guardate bene con quella barba incolta e quella capigliatura spiovente sulle spalle non assomiglia ad un divinità del cielo dell’antica Grecia?, provate ad immaginare di aggiungere  al suo corpo, come vestiario, una semplice tunica bianca e la similitudine sarà ancora più calzante. (Io so che, se per caso lui leggerà queste righe, dirà una frase di questo tipo ” guardate anche sotto la tunica “).

A proposito di eroi, non solo della mitologia antica, ma anche  di tipo oscarwildeiano,  traslato nell’attuale epoca digitale, ne serba l’ARES; infatti ho potuto notare che Alessio sostituisce  lo specchio con compulsivi selfies e che hanno raggiunto il massimo della perversione quando lo sfondo erano le macerie o i visi insanguinati e sofferenti dei disastrati; è però una brava persona e se insiste riuscirà a divenire il fotoreporter delle nostre missioni.

Si perché noi abbiamo bisogno di tutto, anche di interpreti, esperti in lingue ,  come  ha rivelato essere Monia che è riuscita a comunicare in maniera efficace in  tedesco-marocchino con il kebabbaro di Amburgo permettendoci di sfamarci la sera del nostro arrivo, dopo aver scampato il pericolo bomba che aveva rischiato di deviarci su Hannover.

Rimane per me un mistero il ciuffo verde nei capelli di Cristiana : l’esito di una mutazione somatica conseguenza delle sue missioni NBC ? o di un viaggio in Giappone ancora sotto l’influsso negativo di Fukushima?;oppure si tratta di un tipo particolare di segnaletica adoperata nelle sue attività di soccorso speleologico? Fatto sta che io pensavo di risolvere l’arcano durante la serata del debriefing psicologico, ma… cosa succede? Che quella ti inventa di non aver la voce ! Quanta pazienza ci vuole con le persone! E di pazienza ho potuto sperimentare quella di Elisa che, nel trasferimento in Bus da Amburgo al Modulistan, ha dovuto sorbettarsi tutta la mia biografia professionale; e man mano che raccontavo lei approfondiva con domande mirate, conduceva una accurata anamnesi come solo i grandi medici sanno fare, ma io ho  sospettato  che ci provasse con me, perchè quando mi è sfuggito di dire che ero felicemente sposato e con quattro figli ha cambiato subito atteggiamento.

Inoltre, sempre durante lo spostamento in pulman  ho scoperto l’anima dell’ARES e cioè Cristiano; proprio per questo è andato in crisi depressiva subito dopo aver appoggiato lo zaino in Modulistan; ma gli è bastato indossare la nuova tuta supergalattica-cosmonautica per ritornare a sentirsi uno dei nostri Nembokid insostituibili.

Non so se Consilia, leggendo, avrà sfoderato la sua contagiosa risata e in questo caso so di cosa sto parlando avendo consultato anche un trattato entomologico minore di Darwin,si quello che andava anche lui in missione in giro per il mondo con il suo Beagle; se invece si metterà a piangere non posso aggiungere altro, essendo un lato della sua personalità che non ho  ancora avuto modo di studiare.

Valentina Be insostituibile porta borse delle Barbare ,  a suo svantaggio devo evidenziare che spesso l’ho trovata con la sigaretta in bocca e questo non va bene per sanitari di alto rispetto come ognuno di noi  e soprattutto con il vizio di rovistare dentro i secchi  di spazzatura ,anche se lei si è difesa in maniera esemplare cercando di convincermi che  il ruolo suo in missione era quello di conteggiare il materiale usato:! Non diciamo balle, come si chiama l’amore compulsivo per la sporcizia ? chiedo lumi alla psicologa.

 

Barbara Ra  :ho dovuto consolarla a lungo,  dicendole che io avevo letto (per davvero) le sue lunghe noiose liste : ma, santi del cielo!, non ci potevi pensare prima che l’attenzione delle persone ha la durata solo di qualche minuto e non di qualche ora?

Infine due righe per l’ uomo della consolle, cioè Andrea: io spero che  con le cuffie, sempre in sede a cerchiar la sua testa, abbia ascoltato buona musica ,non so un Bruce Springsteen o i Queen o Tiziano Ferro, per accontentare tutti, ma, essendo ancora uno studente di Scienze,  dubito che abbia tentato di mettersi in cattiva luce con i suoi superiori ed io da parte mia non mi sono rifiutato di dargli tutti i dati di cui aveva bisogno per soddisfare le richieste della commisione WHO: spero che li abbia controllati, perché io gli ho dato dei numeri immaginari (i,i,i,i,i,……risata scientifica per chi ha fatto il liceo scientifico!).

Dulcis in fundo, alcune impressioni sui nostri vertici

Mario Giu : anche  di lui conosco le debolezze fisiche e psichiche avendo condiviso con lui la metaforica locanda da Peter Coffin ad Amburgo : io Ismaele e lui Tashtego,  nel senso che conosco tutte le sue nude debolezze ma che non posso narrare per rispetto di uno dei capi storici  dell’ARES.

Susanna: devo dire che è stata una donna molto coraggiosa, perché viste la panoramica dei tipi umani che componevano la nostra combriccola ce ne voleva di fegato! È una donna capace e preparata nel suo campo, ma non prendetela assolutamente come guida turistica: quando vi porta a far visita di Amburgo? In una notte tempestosa! Cosa vi porta a vedere? Infatti, sotto tutta quell’acqua che veniva dal cielo, con tutta quella umidità che avevamo addosso, chi può aver voglia alle 2 di notte di completare il ciclo dell’acqua con la vista del porto?

Mario Ca: è  il nostro Presidente pluridecorato Team Leader in altre missioni; questa volta aveva fatto la squadra assemblando quei tipi strani di cui sopra ,ma poi se l’è defilata  ; ha rimesso la rogna nelle mani di qualcun altro.

Questo qualcun altro è Barbara Ga:  Ella è la rivelazione del campionato, come direbbe qualche cronista sportivo; chi avrebbe scommesso il proprio distintivo della protezione civile vedendo quel corpo, a dire il vero aggraziato, carino e che ispira simpatia; governarci non era assolutamente facile, ma visto che c’è riuscita è giusto che si gongoli sugli onori ed io vedo nella palla di neve, che ho comprato ad Amburgo, un grande avvenire per lei come personaggio della serie televisiva i Puffetti Blu di imminente programmazione presso i centri di registrazione cinematografici  Modex  a Hollywood.

Riguardo a me,  quando mi venne comunicata la mia mansione, avrei voluto rispondere come Bartleby lo scrivano  melvilliano  “ Preferirei di no” , ma poi, vista la galleria dei personaggi con cui mi ritrovavo ,se me la volevo godere, pensai, era meglio non toccar niente ,perché alla fine……….basta la salute!

 

EVA MICHELIN:

Vorrei tanto, come faccio spesso durante le mie vacanze, aver scritto un diario, per fissare luoghi, persone, situazioni ed emozioni. Ed, invece, ho preferito vivere, vedere, sentire ed ascoltare ogni minuto, ogni istante, ogni situazione, senza il pensiero di fermarmi, e come attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, estraniarmi dal momento, per fissarlo per sempre. Per qualche attimo mi sarei persa, bloccata, distolta dal tutto, ma ora, potrei rivivere attimo per attimo le mille e una emozioni che mi hanno pervasa in quei giorni, che hanno colorato i grigi cieli danesi, che hanno scaldato i nostri corpi infreddoliti dal vento e dalla pioggia, senza però intaccarli nel profondo.

E, comunque, non ne avrei avuto il tempo…

Come tutti, le emozioni, i pensieri sono cominciati molti giorni prima: ad Arcevia avevamo solo subodorato il turbinio di ciò che ci aspettava, ma nonostante questo, nonostante la stanchezza e le lunghe attese, avevo tratto molto di buono: diventare parte dell’Ares, tanto decantata dai miei commilitoni ferraresi; conoscere un po’ di gente, ai quali ho scoperto essere molto vicina; entrare in un PMA, anche se come simulante; lavorare e collaborare in qualche maniera con mio marito… cosa mai fatta prima e molto a rischio… e non siamo implosi…

Poi viene ventilato che parteciperemo ad un’altra esercitazione… e ci sarà bisogno di un pediatra. Di una pediatra. Ho la fortuna di essere una dei pochi (quanti? 3?) e anche l’ultima arrivata. Ho subito dato la mia disponibilità, anche se ritenevo di rubare un posto a un non pediatra… perché ancora non sapevo cosa avrei fatto!

I primi giorni di dicembre Mario mi chiama: sono la prescelta. Che emozione, che lusinga… è stato il culmine, perché poi sono cominciati i pensieri, i sensi di inadeguatezza, le paure, le frustrazioni… l’ansia da prestazione!!!!

Dopo giorno dopo ci avviciniamo e arriva la mattina della partenza: i miei figli mi salutano come ogni mattina, quando vado al lavoro, anche quando dico loro che starò via qualche giorno, ripetono “ciao, mamma!” baciandomi, sereni che non starò via per sempre.

Si parte: Ferrara-Quartesana e carico Erika; Quartesana-Ravenna, e mollando la macchina, conosco Paride, Elisa e Monia… e via verso Ancona, dove troveremo il resto della colonna.

E così via si parte, tra mille parole, discorsi, occhiate, presentazioni, domande… tutti comunque ignari, nel profondo, di quello che ci aspetta.

Il viaggio pullula di piccoli grandi disagi, di perdite (e ritrovamenti), ritardi e piccoli grandi stress… ma sappiamo bene che queste sono le partenze con l’Ares, infarcite di attese ed imprevisti, sino a pensare che Mario sia riuscito ad organizzare anche la bomba ad Amburgo…

Al primo meeting, mi faccio coraggio e chiedo che cosa farà la pediatra, quando non avrà da fare la pediatra… semplice: codici verdi e gialli adulti.

Paura! Frequento la pediatria dal secolo precedente e credo di aver visitato l’ultimo adulto seriamente all’università.

Si è aperto un buco nero, una voragine, un’infinita sensazione di vuoto e di inadeguatezza.

Per fortuna il viaggio sino al Modulistan è stato lungo nel tempo, se non nei km, per cui la mia e nostra tensione è stata spezzata dalle chiacchere, racconti di noi tra persone che per la prima volta si scoprivano come grandi amici; dal rivedere liste di casse, meticolosamente organizzate ed allestite da alcuni di noi che hanno iniziato quest’avventura sin da casa; da momenti di silenzio una volta entrati nelle terre disastrate, rotti da qualche risata, prima la mia, che non percepivo sino in fondo il dolore di una simulazione… il Visa sul retro del nostro passaporto ha dato “Ciak” al nostro film.

Da lì in poi è stato tutto un turbinio, di pioggia e vento e freddo, di feriti prima soccorsi sull’erba bagnata poi dentro al PMA, di tende che rapidamente sono state montate con mano sicura dai nostri uomini, di qualche ora maldormita al freddo, di qualche ottimo pasto consumato in piedi e al freddo.

Ed è iniziata l’avventura.

La prima notte è stata davvero dura. Non sapevo da che parte cominciare, cosa fare, come parlare, come ragionare. Io sono una pediatra, che vede bambini giocando, che cura piccoli esseri impauriti e allo stesso tempo che ti leggono dentro… non sono un’interventista delle maxiemergenze, che sa scegliere la cosa giusta per una situazione disperata in una terra disperata.

Mi sono affidata ai miei compagni, al loro sguardo rassicurante, ai loro aiuti, ai loro suggerimenti, al loro essermi vicini per aiutare chi aveva più bisogno, anche se nella finzione. Per fortuna, quella lunga e lenta notte è andata, con molte insicurezze, molti dubbi, ma anche con una sensazione di affiatamento e collaborazione che solo situazioni come il vero bisogno riescono a creare. E l’inesorabile e tristissima desolazione della domanda “Ma che ci faccio io qui?!?” è stata alleviata e sfumata dall’ultimo paziente adulto che sono riuscita a curare e dagli unici due casi pediatrici che sono riuscita a vedere… questi mi hanno dato l’imput, la forza, l’energia per dormire 2 ore e poi essere di nuovo con il sorriso ….K,——òTYUJUY6YUY L

A qual punto i pazienti si sono susseguiti, uno dopo l’altro, più fluentemente, più dolcemente nella mia mente e tra le mie mani, sino ad essere capace di vedere le persone che c’erano dietro ai casi clinici, come faccio con i miei bambini, fino a guardarli dentro agli occhi, fino a soffrire per quelle persone che non avevano speranza in un mondo capovolto, distrutto: per quella ragazza intubata che ho ventilato per un tempo eterno per poi rendermi conto che io le avrei tolto quel soffio di respiro che poco prima le avevo dato o per quel ragazzo, che nei tratti di lucidità, aveva capito che la morte se lo sarebbe portato via… negli occhi avevo la dignità dell’inesorabilità.

Ma “the show must go on…” e i pazienti arrivavano, a volte a flotte, a volte soli, a volte disperati, altre moribondi e dignitosamente sofferenti… e noi lì a fare il possibile… l’impossibile spesso non ci era concesso…

Per fortuna, i momenti di interazione  tra noi ci hanno aiutati a sopportare tutto: la stanchezza, la tristezza, il senso di inadeguatezza, la lingua, il lavoro, lo stress, le tensioni… direi che c’è stata una sintonia perfetta: eravamo come una cosa sola che si muove armonicamente, tutti intenti verso lo stesso orizzonte, una battuta, un sorriso, una chiacchera, tutto ci ha aiutato a essere il buon gruppo che abbiamo dimostrato di essere.

A questo punto, se questa era solo finzione, non oso immaginare cosa possa costruire la vera sofferenza, il vero dolore, la vera possibilità di fare del bene, o l’impossibilità di salvare una vita…

A casa mi porterò grandi emozioni, grandi feeling, tanti sguardi e tanti cuori:

le confidenze tra i sedili dell’aereo e della corriera con Tamara e Cristiana

il cioccolatino di Gianni che ha sciolto la soggezione che la sua professionalità mi incuteva

l’emozione delle danze con Saverio

le battute alcooliche con Antonio

la pacatezza nel rassicurare della fucsia Erika

gli sguardi caldi e rassicuranti di Monica

la vicinanza, nonostante il suo ruolo, di Barbara

la spensieratezza di Marco, che faceva sembrare tutto facile

la discrezione di Andrea, la cui barba celava grandi pensieri

la gioviale e attenta professionalità di Susanna

l’occhio attendo di Mario, che si è messo da parte per farci crescere

la timidezza di Elisa, tradita dai suoi grandi occhi azzurri

la freschezza di Giulia, con il suo sorriso spensierato e vivo

il fascino di Moreno, così preparato e versatile

l’esuberanza di Valentina, che spaziava dalle parole ai fatti

la rigidità di Cristiano, che nasconde un cuore di bambino

il volto scenico della nostra multilingue Monia

la risata contagiosa di Consiglia

il teutonico Paride, che con il suo humor ci faceva affrontare l’impossibile

la dolce Valentina, piccola Cenerentola

il silenzioso Mario, che cela dentro di sè un mondo fantastico

il mite Giovannino, che con la sua aria leggera volteggiava fra di noi

Alessio, il nostro Super Mario Bros

la nostra dolce e factotum Barbara

la seria e sempre pronta Caterina.

Questi siamo noi. Più di un gruppo. Più di un’associazione. Più di un’organizzazione sanitaria. Questo è Ares. È un miscuglio di grandi persone che rubano alla loro vita, tempo, forza ed energia per fare cose grandi, per portare un po’ di sollievo al corpo, ma anche alla mente di chi è meno fortunato, di chi sta soffrendo.

Ares è un filo sottile ma così profondo che lega tutti i nostri cuori, che li unisce e li fa battere all’unisono.

Questo è Ares, e io sono davvero orgogliosa ed onorata di esserne parte.

 

E ora, l’unico mio desiderio è rivivere una così complessa situazione, magari in Micronesia… per un’invasione di aragoste!!!!

 

Eva

Tinglev (Modulistan), 28 Gennaio – 2 Febbraio 2016

 

BELLETTI MONIA:

La missione…un’esperienza forte per me,anzi…una vera e propria prova di forza che personalmente mi ha fatto capire i miei limiti e talvolta anche le mie potenzialità,la prima sera nell’attesa,al freddo e sotto la pioggia, ho avuto un attimo che ho pensato di morire congelata, poi mi Son detta che dovevo distrarmi da quella percezione e ho cercato dentro di me e con l’aiuto del gruppo questa forza, che non pensavo di avere. Il cibo, le chiacchiere,i discorsi e gli abbracci veri mi hanno permesso di superare questo primo ostacolo. La spiacevole impreparazione che ci ha colto all’arrivo dei primi feriti ritengo sia l’unico punto che si possa migliorare, anzi, organizzare meglio.

 

Per il resto la collaborazione con i logisti ha creato una vera e propria”casa” calda(relativamente) ed accogliente, ho pensato anch’io che in futuro magari si possa decidere di rivalutare la collocazione delle postazioni tecniche e di comando distanti dal triage.

 

L’importanza della collaborazione di ogni collega ha comunque fatto sì che ogni paziente potesse essere valutato e curato nel migliore dei modi. Sono certa che ognuno di noi ha cercato il meglio dentro di sè e lo ha espresso sempre! E questo proprio a partire da te! La tua caparbia e la tua tenacia sono stati l’esempio che ognuno di noi ha seguito a priori! E per non parlare poi dei sorrisi che ci hai trasmesso ogni giorno, ogni turno, ogni situazione. Questo ha facilitato ancora di più l’amalgamarsi di questo gruppo così eterogeneo ma alla fine immensamente omogeneo nell’obiettivo finale! Penso personalmente che l’armonia del gruppo sia davvero derivata dalla TUA armonia, cioè dal tuo atteggiamento vincente e tenace!

 

Ti ringrazio per questa bellissima possibilità che tu e Mario mi avete concesso e spero di aver svolto al meglio i miei compiti!

 

Sono davvero felice di essere entrata a far parte di questa associazione!

 

A presto Monia

 

LUIGI CRISTIANO CALO’:

Innanzitutto ringrazio Moreno per avermi regalato un sorriso durante la lettura delle sue considerazioni. Il suo punto di vista é stato una entusiasmante scoperta.

Non possiedo le sue capacità letterarie, quindi cercherò di limitarmi a delle considerazioni tecniche e ciniche, così da preparare al meglio la prossima avventura dell’ARES.

Partirei da ciò che è andato realmente alla grande, il gruppo e il risultato complessivo. L’insieme dei soggetti raggruppati sotto il vessillo ARES questa volta ha portato moltissime novità, tutte piacevoli. Le varie professionalità sono andate ad incastrarsi perfettamente le une con le altre, creando questo solido e affiatato gruppo, la squadra, concetto immenso che in noi trova il migliore degli esempi. Quindi un grazie a tutti per aver messo in questo progetto cuore, testa e tanta pazienza, con ammirevole capacità di adattarsi alle difficoltà e di incarnare ruoli non sempre desiderati o conosciuti. Un applauso al nostro team leader Barbara (alla quale mando anche un bacio) per essere riuscita a tener testa al gravoso impegno. Molte sono state le fatiche, le ore di studio e preparazione dettagliata a questo evento, che con gioia ti hanno ripagato con un’interpretazione del ruolo stupefacente, e a noi dona la possibilità d’integrare una persona valida al gruppo di testa in caso di partenza reale. Un abbraccio all’amico Marco: vederti crescere sino a ricoprire questa posizione è stata una grande soddisfazione. Sicuramente, anche se ora sei il vice boss, torneremo a spararci con gli aspiratori portatili coprendoci il capo con i copri padelle! (Cose che solo il “gruppo materiali” potrà apprezzare). Ho avuto modo di legare un po’ con tutti e sono sinceramente felice di aver riabbracciato i vecchi amici, così come di aver conosciuto straordinarie nuove persone.

 

Analizzando la missione da un punto di vista meno emotivo, mi sento di scinderla in tre momenti focali;

  • la preparazione,
  • fase extrospedaliera,
  • fase intraospedaliera.

-L’analisi del primo periodo parte da quando abbiamo valicato il confine: eravamo pronti e carichi, incerti del futuro, ma con in mente uno schema di lavoro ben chiaro e programmato nei minimi dettagli, neppure l’attesa ci spaventava. Ognuno nello zaino assieme agli indumenti portava conoscenze specifiche della missione, la squadra era pronta, come un velocista sui blocchi di partenza prima di una gara.

-La seconda fase inizia una volta scesi dal bus e termina con l’insediamento nell’ospedale da campo. La mia analisi trova molte azioni scorrette, che hanno evidenziato delle criticità. Dividerei questa fase in sottogruppi di responsabilità. La prima sequenza d’inesattezze è avvenuta durante la pianificazione della missione e di certo ha un ruolo importante sull’induzione delle successive vicende. L’informazione di base che si possedeva era che avremmo dovuto tamponare una serie di situazioni durante il montaggio del campo, per questo erano stati approntati quattro zaini di emergenza. Nel susseguirsi dei giorni si era deciso di fornire per motivi di equipaggiamento solo due team MUSAR (Medical Urban Search and Rescue), che sarebbero dovuti intervenire all’esterno del campo durante questa prima ora e sarebbero rimasti a disposizioni per le chiamate esterne all’AMP, intervenendo con uno zaino per team. Gli altri zaini sarebbero rimasti a disposizione della squadra; l’idea era di organizzare una zona di triage nella quale far affluire i feriti e delle postazioni di primo soccorso. Questo era il piano, e a mio avviso sono mancate la condivisione con la squadra, un’attenta pianificazione degli eventi sul campo, una efficace catena di comando, visto che nei momenti cruciali sia Barbara che Marco erano stati allontanati dalla zona, forse volutamente. Il resto è storia, abbiamo dovuto impiegare molti minuti per recuperare una parvenza di coordinamento, dando una non idonea impressione di efficacia; l’improvvisazione ha avuto il sopravvento, certamente l’essere tutti professionisti del soccorso è emerso e ci ha permesso di riorganizzarci in corsa, ma quanta fatica. Anche se alcune sequenze non mi sono ancora del tutto state delucidate, volendo valutare il complessivo, molte sono state le imprecisioni che ci hanno preparato inopportunamente per questo primo obiettivo. Perdita di concentrazione, l’attesa, il freddo e la fame, la mancanza d’informazioni certe, hanno annebbiato il raziocinio. I muscoli e la mente prima ben tesi sui blocchi di partenza si sono decompressi non permettendo la sincrona contrazione all’unisono per compiere un grandioso e potente sprint. Velocemente ricordo i tanti piccoli momenti che contraddistinguono questa fase, l’aver più volte spostato l’attenzione sugli zaini, il momento della festosa tavolata, l’intervista mal concepita, la perdita della catena di comando, l’aver intrapreso un’azione di soccorso improvvisata, quindi potenzialmente pericolosa in caso di reale scenario. Immagino che tutti noi abbiamo rivisto nella mente quegli avvenimenti, e sappiamo confrontarli con quanto da me espresso anche in maniera vibrante durante tutta la missione. Per me questo sarà motivo d’intenso lavoro ora che sono rientrato a casa, e richiederò presto il vostro aiuto.

Terza fase, una volta che il campo era stato messo a disposizione dei sanitari, tutto si è trasformato, la situazione è stata rovesciata, sono emersi tutti i pregi del lungo e duro lavoro dell’ARES, i messaggi fondamentali delle simulazioni IFA, degli incontri e della formazione FAD sono emersi preponderanti, rendendo armonico e sincrono il duro lavoro di tutti. La missione ha assunto un connotato agli occhi di chi vigila molto semplice, eravamo davvero pronti a fronteggiare qualsiasi difficoltà, le impegnative provocazioni dell’organizzazione sono state fronteggiate con agilità. Missione compiuta quindi, e di questo il team può finalmente esultare. La certificazione WHO ci aspetta e sono certo che con il lavoro congiunto delle forze di Protezione Civile Nazionale, Regionale e del Consiglio Direttivo, saremo presto il primo team ad espletare il lungo e faticoso percorso. La gloria quindi ci attende. Personalmente mi sono anche divertito ed emozionato, quindi grazie a chi mi ha permesso di partecipare, molte sono state le soddisfazioni personali ed organizzative. Il team MUSAR all’esordio ha strabiliato e sono certo che sarà pronto a proseguire il cammino che ho in mente per la neo-unità ARES. Il lavoro in tenda, il triage, la nuova scheda, insomma l’intero processo è ora in fase di rivalutazione e sono curiosissimo di poter lavorare inserendo i vostri suggerimenti. Vi abbraccio forte tutti, grazie per aver reso questo evento speciale ed indimenticabile.

Luigi Cristiano Calò

 

MORETTI ERIKA:

 

QUANDO LE EMOZIONI SCALPITANO

Io non sono brava a mettere nero su bianco i miei pensieri, io non sono abituata ad aprire il mio cuore, io non sono brava a far uscirei miei pensieri, ma ci proverò comunque.

ARES, cos’è l’ARES…?

Io non conoscevo questo acronimo, non sapevo cosa si celava dietro a tutto questo.

Poi qualcuno ha iniziato a raccontarmi cos’era ARES e di cosa si occupava.

Ascoltavo i racconti delle persone ed essendo una persona curiosa, ho deciso di toccare con mano.

Tutto è iniziato così con IFA 7 per me, persona abituata alle comodità estreme, e non a vivere in situazioni estreme.

Non pensavo di riuscire a trarre tanto piacere nel vivere certe situazioni…

Io persona dura col cuore di ghiaccio, si già a scuola mi chiamavano ICE-WOMAN, colei che è sempre fredda, razionale, colei che non piange mai e nulla la scalfisce…

E invece…con ARES ho iniziato a capire che ascoltare le emozioni non è così male, anzi è diventata una necessità…

Simulazione ad Arcevia, che esperienza meravigliosa, dovevo esserci, era l’inizio di un nuovo percorso a livello europeo, non potevo perdere la possibilità di confrontarmi coi colleghi di altre realtà, io che cerco contatti per andare a vedere come lavorano gli altri, per imparare e per crescere giorno dopo giorno, io che trascorro le mie ferie così tra i vari ospedali e le varie centrali operative.

Poi arriva un messaggio da parte di ARES: “simulazione europea per essere accreditati”…

Cavoli una cosa seria, io che parlo inglese da schifo, io che non ho mai fatto queste cose…beh ci sto, dò la mia disponibilità, mettermi in gioco mi stimola e mi piace.

Rispondo “Erika Moretti, disponibile, infermiera”.

Mamma mia ma cos’ho fatto?

Ma saró capace?

A distanza di tempo suona il telefono “Mario Caroli”, rispondo e mi dice che sono tra i prescelti.

Io accetto con entusiasmo onorata di fronte a questa opportunità.

Sono carica a mille…le mie giornate trascorrono a sentire le solite lamentele dei colleghi, continuo a lavorare a studiare per il mio master, a studiare per l’esame per istruttori, ad andare a riunioni dei gruppi tecnici.

Poi Iniziano ad arrivare le mail, il grande giorno si sta avvicinando.

Tac e nascono le chat…cavolo ci siamo davvero.😱😱😱

Mamma mia si parte.

Corri da decathlon, fortemente sponsorizzato da tutti noi, e prendi le cose termiche, dicono che là si schiatta di freddo.

 

Prepara lo zaino e i colleghi ti salutano e ti augurano buona fortuna.

Si parte Eva passa a prendermi, parliamo delle nostre paure, ma il bicchiere è sempre mezzo pieno, bisogna saper cogliere sempre il lato positivo.

Si arriva a Ravenna e via la macchina è carica di persone, di zaini, di paure, di entusiasmo.

Arriviamo ad Ancona iniziano le presentazioni tra chi non si conosce ed i saluti con chi non vedi da tempo.

Via si va…

Aeroporto parcheggiamo nel posto vip

Siamo già dentro al meccanismo…

Arriviamo a Monaco.

Il nostro aereo per Amburgo non c’è, allarme bomba.

Ma guarda un po’ questi dell’ARES come sono organizzati, dobbiamo imparare a gestire l’attesa, Mario è davvero un grande…

Beh che si fa, mangiamo qualcosa.

Ah ma è vero la bomba c’è veramente ed io che ci arrivo sempre dopo, non era una simulazione.

Amburgo ci accoglie con la sua tipica cucina locale:kebab…

Pronti si va dormire, domattina il bus ci aspetta.

Arriviamo a Tinglev, controllo passaporti, possiamo passare, piove fa freddo è buio, l’autista del bus ci scarica in fretta gli scade l’orario di guida.

E ora cosa facciamo, dove andiamo?

Aspettiamo, e via a dover gestire l’attesa.

Condividiamo quel poco cibo che abbiamo, arrivano i primi feriti.

Ma Barbara non c’è, siamo già in simulazione?

Tra incomprensioni varie,iniziamo.

I nostri mitici logisti iniziano a montare le tende con i maschietti noi non possiamo aiutare, non abbiamo il caschetto…che sfiga io il caschetto lo avevo preparato ma me lo sono scordato a casa.

Guardo da fuori chi siamo, caspita che bel team che siamo.

Lavoriamo un sacco, dormiamo poco, fa freddo, neve, pioggia,grandine,vento;la cucina è aperta 24 ore su 24 per scaldarci con le bevande calde e per sfamarci.

Io credo di aver messo a dura prova la scorta del salame.

Ognuno di voi mi ha regalato il bello che ha, ricordo ogni secondo, si ogni secondo.

Come ho già detto con Moreno, stavo perdendo l’entusiasmo mi stavo facendo logorare dal sistema in cui lavoro, sempre col dito puntato addosso, perché io sono per il miglioramento, per il mettersi in gioco.Voi mi avete ridato energia mi avete fatto respirare ossigeno.

Ora a casa rimango piacevolmente sorpresa quando ripenso alle parole carine nei miei confronti,il mio essere sorridente vi ha contagiato.

Beh diciamocelo siamo dei grandi tutto insieme abbiamo fatto decollare una serata che era un filino smorta, e abbiamo regalato calore, calore umano, abbiamo regalato quello che siamo.

SIAMO ARES.

Vi penso tutti i giorni mi mancate tanto e mi avete fatto scrivere le emozioni che non si dovrebbero mai rendere note.

Spero di avere ancora l’onore di vivere esperienze con voi perché siete grandi, perché ARES mi ha scaldato il cuore perché ARES mi ha fatto capire che non sempre serve la razionalità ma bisogna annegare, ogni tanto, dentro le emozioni.

Basta ho finito.

E ricordate sempre FREE HUGS, abbracci gratis…

 

Erika Moretti

 

TROIANI MARCO:

Ciao a tutti,

innanzi tutto vorrei fare una premessa: non è da me mettermi davanti ad un computer a scrivervi le mie sensazioni, un po’ per carattere, avrete notato la mia timidezza, un po’ perché credo di non esserne in grado, quindi sarò breve!

Prima di esprimere le mie impressioni sul Modex ritengo opportuno e giusto in primis ringraziare Olivia, e con lei naturalmente Marco, Mario, che ci sta guidando in un percorso importante, impegnativo e faticoso, Barbara, e tutti coloro che si applicano per far si che l’Ares diventi sempre più quell’orgoglio di cui andar fieri.

Eravamo un gruppo bello, allegro, ma anche giovane, poco affiatato, sbadato (tutti tranne io e forse Valentina) e data l’importanza dell’evento un po’ di preoccupazione mi era venuta.

Preoccupazione svanita man mano che il pullman si avvicinava al Modulistan.

Sono stato colpito da questa cosa, il gruppo, con il passare dei km, diventava sempre più silenzioso, cresceva la concentrazione, cambiavano gli sguardi e le espressioni nei volti.

La colonna mobile viaggiava e il modulo era sempre più pronto!!

Mi rimaneva solo la tanta preoccupazione del mio ruolo, ma quella è un’altra storia.

Come sono andati i due giorni successivi è stato sotto gli occhi di tutti, magari non è filato tutto liscio ma se così non fosse stato ora non avremmo quelle giuste motivazioni per migliorarci e cercare di raggiungere ogni volta un livello superiore.

Io non me la sento di dare un giudizio al nostro operato, ma vorrei spendere due parole sullo spirito di come l’operato è stato svolto.

Era la prima volta per me come Deputy ma, passate le prime ore dove non capivo nemmeno dove ero, ho potuto osservare il gruppo a lavoro.

Sono stati due giorni intensi e duri ma ho visto sempre in tutti il giusto spirito, ho visto professionalità e piacere nel trovarsi là; ho visto la giusta allegria, che credo aiuti a lavorar meglio, e i giusti momenti di tensione; ho visto sempre la mano tesa pronta ad aiutarci sia tra noi sia con chi con noi ha condiviso l’esperienza; ed infine ho visto l’impegno di un gran gruppo per portare a casa l’obiettivo.

Con qualcuno c’è stato modo di parlare a bocce ferme di tutto ciò ma credo che questa sia l’occasione giusta per dirlo a tutti voi.

L’unica osservazione che sento di farvi è una sola: mandatelo ogni tanto un sms nella chat, è troppo silenziosa…….

 

Un abbraccio a tutti

 

Marchetto

 

MONTEMAGGIORI VALENTINA:

Eccomi qua,dopo tanti giorni, iniziò a scrivere i pensieri e le emozioni che questa avventura mi ha suscitato. Sono una chiacchierona di solito ma questa volta mettere insiemi i pensieri non è stato semplice. Voglio iniziare con la partenza, preparo tutto il viaggio, intendo passarlo a ripassare le schede dei materiali che Caterina e Vale ci hanno mandato, dei messaggi di Mario, studiare il Modulistan e ripassare un po’ di termini inglesi e chattare con il gruppo di cui conosco solo alcuni nomi, ma spesso non facce note ,altri addirittura ignoti………ma nella chat arriva un messaggio “forse sto per prendere il tuo stesso treno ” bene si va in compagnia ma chi sei? guardò fuori cerco nelle carrozze e poi appare un puffo magro con il viso allegro e un filo di barba. Giovanni un po’ spaesato ma scopro che i puffi li conosce bene è andato nelle Filippine ma forse non ha fatto molte esercitazioni e subito mi accorgo che non ha il passaporto , nessun problema la nostra Team leader li ha tutti fotocopiati (grande subito la nostra Barbara) continuiamo il viaggio è tra un racconto e l’altro, ago e filo per Giovanni che cuce i distintivi sulla giacca. arriviamo in anticipo e decidiamo di farci un giro al mare e un panino con ciauscolo, veramente ottimo. Ci siamo gruppo unito a Falconara grandi abbracci per chi conosco e saluti per chi conosco meno, foto di rito e via al’aereoporto. Viaggio tribolato subito mi metto in mostra e mi battezzano “Tablettina” ( carino grazie Paride) La cosa comincia a macinare nello stomaco inizia a chiudersi poi un’altra bellissima sorpresa sono in camera con Erika la ferrarese ( un pensiero vola a casa dal marito ferrarese) poi scopro che è anche la moglie di Maicol compagno puffo ad Haiti, ma quello che sarà con Erika proprio non me l’aspettavo, un”avventura una forza della natura sempre sorridente piena di energia e compagna al carpe diem ma soprattutto una bellissima persona che sotto la scorza nasconde un animo fragile e puro generosa sino all’eccesso, sul serio grazie Erika e grazie Modex per avermi dato la possibilità di conoscerla e di conoscere tutti voi. Si parte in pullman prima goliardia poi le cose si fanno strane sarà colpa di Barbara (psicologa) che inizia a farci tirare fuori i pensieri e le aspettative ma cominciamo ad essere seri e a calarci nella missione….. pioggia vento , pipì nei campi…… e poi si arriva, attesa pioggia attesa e poi va beh siamo italiani mangiamo qualcosa e cosa ….. un bel salamino, e che fai non lo offri anche a gli altri comeramen compreso…..Ops mi sa che ho fatto una gran c……. adesso non ci certificano per colpa mia di un salame…..rabbia senso di ingiustizia e preoccupazione, cavolo mi sono preparata ero carica concentrata e cado coinvolgendo tutti sul salame…… non posso pensare troppo siamo attivi, allora la cassa A va a dx di cassa B a sin scusa Caterina ma questo dove va e quest’altro……. finito finalmente ora si va a riposare un po….. molto pò possiamo 4 ore ma dopo un’ora e mezza sveglia e carica ho voglia di lavorare ma prima una colazione e conosco Nicola della protezione civile che mi offre un buon caffè caldo e una pastina, ottimo per iniziare e poi si va, Moreno mi dà le consegne e mi spiega un po il lavoro e poi lo lascio andare a riposare. si inizia lenti ma poi un crescendo e qui una nuova conoscenza Alessio Alessio è giovane ( forse meno di quello che sembra) ma preciso puntuale e mi aiuta un sacco, conosco un’altra puffo e ognuno ha un che di magico speciale un’aurea speciale e poi mi dico, cavolo sono ares che credi chiunque è qui è speciale. Poi Marco fa la cosa peggiore che potesse fare per se stesso darmi una radio ed un telefono e questo è l’inizio della sua fine e di quella di Barbara chiamo tutti polizia veterinari ospedali …….cavolo allora me la cavo con l’inglese (pacca sulla spalla) Ok siamo rodati le cose filano in ordine anche con il cambio successivo e nonostante l’epidemia di vomito, per cui ci siamo, le cose filano…..ma io che faccio quà, ok un Ares ma sono un Ortopedico e qui che devo fare…..finalmente sono sola non ho chi prende decisioni ortopediche al mio posto è invece….faccio cartelle organizzo dimissioni, fotografo morti…..beh ora dopo due settimane mi rendo conto che se dovevo avere conferme su me stessa fare molte cose che non faccio di solito e meno quelle che faccio tutti i giorni, mi ha reso migliore. Va beh diciamo che non racconto tutto ma alcune emozioni devo dirle Mario Caroli solo una parola Grazie Mario Giusti una sorpresa veramente non abbiamo avuto molto modo di conoscerci ma alla cena sei stata una rilevazione piacevole Marco Barbara non potevo avere leader e vice migliori ma voi vi conoscevo già e non avevo dubbi Cristiano sei una persona sanguigna ma speciale e ti voglio veramente molto bene (gavettoni compresi) Cate ti devo un massaggio Un pensiero speciale alle romane: Giulia un terremoto ma la sua energia e solarità accendeva le tende, Monica la tenebrosa mai mia prima impressione fù così sbagliata sei una donna speciale ami il tuo lavoro e il tuo modo di essere e ti auguro di continuare a fare sempre quello che vuoi. Eva la pediatra una sorpresa continua, timida…..ma quando. Moreno un professionista un grande chirurgo ma con ancora lo spirito di un bambino curioso Paride grande e grosso romagnolo sino al midollo ma tenero e sensibile Barbara una persona che in punta di piedi ha osservato ma anche rimboccate le maniche ha aiutato tutti Non riesco a dire nulla ( e scusate se non vi ho menzionato tutti) se non grazie e come dissi in pulman essere con Ares è come vivere in un mondo magico e tornare al lavoro di tutti i giorni non è semplice.

Valentina Tablettina Ops Montemaggiori

 

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