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TARANIS 2013 da esercitazione prestigiosa al “nulla”:parliamone

Pesaro, 27.06.2013, h. 02.28

E’ ora di tornare a scrivere, perchè mi va e perchè mi han detto di farlo (ma più perchè mi va). Stanotte si parla di docce fredde. Esse possono essere di due tipi. Il primo, quello più noto, fa riferimento al loro effetto corroborante. Lo sbalzo termico contribuisce a riattivare la circolazione, stimolare il metabolismo ed il sistema immunitario, stabilizzare il sistema nervoso, implementare la funzionalità respiratoria, intervenire sul piano energetico e, di conseguenza, infondere un senso di benessere all’organismo nel suo insieme.

Ma non è di questo che parleremo. Ci confronteremo, invece, sul secondo tipo. Quello che produce l’esatto contrario. Sto parlando delle docce fredde che, come le altre, prima ti tolgono il fiato ma poi, a differenza delle altre, non arriva quel fuoco improvviso, che parte da dentro, dal plesso solare (già dal nome è bello!), un po’ sotto il cuore. Invece ti resta quel senso di freddo dentro ed  è inutile che cerchi di non pensarci, perchè lui c’è.

Martedì tutti noi ne abbiamo ricevuta una, fredda all’inizio, quasi gelata con il passare delle ore. La missione è annullata, Il TARANIS (Mario l’ho scritto bene ‘sta volta?) resterà un sogno. E a me resteranno intrappolate nella testa le parole che avrei voluto dirvi. Erano belle quelle parole, raccontavano la nostra felicità di poter testimoniare che in questo Paese martoriato, non solo nei suoli ma anche nelle anime, esistono cuori che battono all’unisono, muscoli che lavorano sinergicamente e menti che non smettono di tessere reti solidali. Però le parole più belle erano per voi. Avrei voluto dirvi quanto fosse stata dura nell’ultimo mese dover controllare le fantasticherie. Perchè, appena mi distraevo, come fulmini,  arrivavano le immagini delle esperienze fatte insieme. Tutte “emozioni/adrenalina” pura, con i SOLITI NOTI (la vecchia guardia) ed ogni volta qualche faccetta nuova, qualche puffetto azzurro in più. All’ultima IFA, come vi ho già raccontato in un’altra lunga notte, è stato quasi (ho detto quasi!) commovente incrociare tanti sguardi nuovi. Tutti freschi e trasparenti, senza troppe rughe sul viso, anche se alcuni già con qualcuna nel cuore.

Nella formazione del Team per l’esercitazione in Austria, il Direttivo ha operato una scelta  coraggiosa, il linea con le grandi braccia dell’ARES. Hanno detto: lasciamo spazio ai ragazzi, dislochiamo le “vecchie volpi” strategicamente qua e là e che qualche dio (Mario non mi mettere il maiuscolo perchè si parla di un dio generico!!!) ce la mandi buona.  Eh si l’aiutino, magari anche più di uno ci serve, perchè iniziano ad arrivare delle doccette tiepidine sin da subito.  La Susanna ha detto “no tengo dinero” e si parte con una squadra ridotta e pure la sala operatoria stile Star Trek resta al CAPI (visto? Capita anche ai migliori di non partire!). Però quando ho saputo che i logisti, quelli che per me sono i nostri veri angeli custodi, dovevano lasciare il posto a degli stranieri, la temperatura della doccia è crollata, drasticamente, di almeno 15°.  Non è stato per niente facile accettare questa decisione; pensavo e ascoltavo il loro dispiacere. Non avevamo, nessuno di noi, affatto bisogno di un’altra dose di gelo. Invece è arrivata. Forse non del tutto inattesa, seppur altamente improbabile. Però credo che non abbia prodotto a tutti lo stesso effetto. Olivia, qualche giorno fa, ci ha ricordato quello che siamo, soccorritori. Ha sollecitato la nostra capacità di risposta (coping). Ci ha invitato a rapportarci al senso più profondo della nostra identità di uomini e donne dell’emergenza. Ed in quanto tali, alla necessità di sapere fornire una risposta rapida ed efficace (resilienza) agli eventi imprevisti. E le sue parole sono profondamente vere,

In molti, lo so, alla fine siamo riusciti, in un tempo accettabile, ad ingoiare il rospo (Principi mai, eh?!) ed  a recuperare una parvenza di respiro. Lo zaino resta pronto, pare ci sia uno stato di allerta ma per ora non si parte. Un dejà-vu direi, che l’esperienza ti insegna, comunque, a superare, a lasciare andare le passioni personali, a pensare che in fondo se non partiamo noi vuol dire che la situazione non è del tutto devastante. Però ci chiediamo se questo sia quello che provano anche i nostri nuovi ragazzi, così pieni di voglia di imparare ma anche di mostrare, quello che noi abbiamo già visto, il loro saper fare. La nostra parte di cuore giovane lo sa che a quell’età tutto pulsa più veloce e forte, anche le emozioni. Io la sento la vostra delusione, tutti noi la sentiamo, e vorremmo potervi consolare uno per uno. Barbara mi ha chiamato oggi, a nome del Direttivo, e mi ha chiesto di trovare le parole per  farvi sapere che lo sappiamo quello che alcuni stanno provando in questo momento. Lo sappiamo perchè, in un modo o in un altro, lo abbiamo vissuto e che se siamo ancora qui, nonostante tutto, è perchè ogni volta che la secchiata  arrivava, invece di scappare, siamo rimasti stretti, uniti l’un l’altro perchè così il freddo ce la fai a farlo passare meglio. Ed è quello che faremo anche ora perchè così siamo noi e questa è l’ARES.

E se poi ti muovi tornano anche il tepore e l’energia. Infatti io domani, in realtà già oggi tra qualche ora, vado da quei tesorucci del Gruppo Materiali ma visto che sono le h. 04.34 la Vice-direttrice e l’Alcolista Anonima Caterina mi giustificheranno il probabile ritardo ascrivibile a stato di coma profondo mattutino.

E’ stato lungo il tempo che ci è voluto per fermare questo mio flusso di pensieri, sempre altalenanti tra il peso e la leggerezza, perchè ancora non vorrei lasciarvi, ancora vorrei tenervi qui con me.

Ma non è questo il tempo. Ci sarà un  momento in cui ci troveremo per raccontare tutto questo ed  allora…buon bagno caldo a tutti voi che siete sempre nel mio cuore!

Dorotea

 

PS…e se ci siete battete un colpo!

 

Mi associo alle parole di Dorotea e ribadisco che l’anima del soccorritore Ares è un’anima sempre pronta, positiva e forte, tanto forte da reggere a tutti gli urti e scossoni. Non vi perdete mai! Un abbraccio

Olivia

 

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