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E’ nota l’importanza delle reazioni psichiche agli eventi traumatici imprevisti ed è dimostrato che l’incidenza dei disturbi che ne possono conseguire diminuisce in misura significativa se si predispongono adeguate misure di prevenzione.
Per questo anche in Italia, da alcuni anni, si sono sviluppate ricerche sulla psicologia delle maxi-emergenze e si sono sperimentati modelli di intervento per la prevenzione primaria e secondaria delle sindromi psico traumatiche.

A questo scopo l’Ares ha previsto al suo interno la presenza di operatori psico – sociali (psicologi, psichiatri, assistenti sociali..) in grado di organizzare attività di studio e di intervento nel campo della psicologia delle catastrofi, in modo da integrare l’operatività strettamente sanitaria con quella psicologica e sociale.
La necessità di tale integrazione deriva dal fatto che vari studi negli ultimi anni hanno messo in evidenza la rilevanza delle reazioni psichiche agli eventi traumatici imprevisti sia sul piano clinico che epidemiologico.
È noto infatti che questi eventi producono un intenso impatto emotivo, con reazioni di paura ed ansia che, se adeguate alla situazione, sono finalizzate ad affrontare il pericolo ed hanno una fondamentale funzione di auto-conservazione.
Spesso però in tali situazioni si verificano reazioni di panico con crisi di angoscia, sentimenti paralizzanti di impotenza, da cui possono derivare reazioni comportamentali impulsive ed inadeguate che aumentano il pericolo, specialmente quando si creano condizioni di contagio collettivo.
Inoltre la persona coinvolta in un evento traumatico, vissuto con una reazione di panico e con il senso di essere in balia degli eventi, può presentare conseguenze che si manifestano anche dopo l’emergenza, a volte con reazioni depressive o con apatia marcata e persistente, difficoltà a riprendere il lavoro e le normali abitudini di vita.
Si possono quindi presentare quadri psicopatologici come il “Disturbo d’ansia generalizzata”, il “Disturbo da attacchi di panico”, scompensi psicotici e il “Disturbo post-traumatico da stress”. In quest’ultimo caso la persona tende a rivivere persistentemente l’evento con ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dello stesso e a volte agisce come se l’evento si stesse ripresentando; ne possono conseguire comportamenti di esitamento degli stimoli associati al trauma e attenuazione della reattività generale, esagerate risposte di allarme e menomazione nel funzionamento sociale e lavorativo.

Tali disturbi si possono ritrovare sia tra le vittime di un disastro, sia tra i soccorritori.
Vari studi, in prevalenza americani, condotti su un “critical incident” (trauma psichico improvviso ed inatteso) dimostrano che l’incidenza delle sindromi psicotraumatiche scende in misura significativa se si predispongono adeguate attività di Prevenzione.
Per questo anche in Italia da qualche anno si sono sviluppate ricerche sulla psicologia delle maxi emergenze e si sono sperimentati modelli di intervento per la prevenzione primaria e secondaria delle sindromi psicotraumatiche.

Indichiamo brevemente tra gli interventi quello che riguarda il contributo del settori psico-sociale alla formazione degli operatori.
È infatti riconosciuta l’opportunità che la preparazione tecnica degli operatori sia integrata con una formazione che favorisca un equilibrato assetto cognitivo ed emotivo idoneo a gestire l’emergenza.
Per esempio, è importante che l’operatore sia in grado di evitare un eccessivo ed incontrollato coinvolgimento emotivo. Questo, infatti, si rivela dannoso per l’operatore stesso, in quanto favorisce fenomeni di burn-out; inoltre incide negativamente sulla possibilità di affrontare la situazione problematica in modo lucido ed efficace.
È inoltre necessario che egli sappia evitare gli atteggiamenti competitivi, l’eccessiva personalizzazione e il protagonismo che porta a ‘fare l’eroe’, a scapito della collaborazione costruttiva con gli altri operatori.
In particolare è essenziale che si renda conto del proprio livello di tolleranza allo stress e della propria risposta alle situazioni di emergenza, in modo da non essere travolto dal sovraccarico emozionale.
La formazione psicologica degli operatori si propone anche di raggiungere i seguenti obiettivi:

A. Acquisizione dei concetti di base di psicologia, indispensabili per la comprensione di comportamenti di persone o gruppi in situazioni di emergenza, per il riconoscimento delle loro varie manifestazioni nelle diverse fasce d’età;
B. Gestione della propria reazione allo stress in maniera efficace e consona al ruolo rivestito. Questo comporta anche una valutazione della tolleranza soggettiva allo stress e il conseguente orientamento degli operatori a compiti adeguati al proprio tipo di reazione. È infatti necessario evitare che un volontario con limitata tolleranza affronti situazioni estreme che potrebbero destabilizzare il suo assetto mentale ed emotivo, con ripercussioni ovviamente negative anche sull’operosità.

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