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IFA 6 22-23-24 MARZO 2013: COMMENTI ED EMOZIONI

E’ terminato anche questo IFA6 che si è svolto a Belvedere di Fabriano nelle giornate del 22-23-24 marzo 2013. Riportiamo con piacere le impressioni dei partecipanti, chiunque volesse scrivere due righe può inviarle all’indirizzo mail della segreteria :

segreteria@ares-italia.org

che provvederà ad inserirle in questo articolo.

Segreteria Ares

 

 

In questa occasione abbiamo vissuto l’I.F.A. anche dal punto di vista dell’organizzazione. E’ stato impegnativo, ma il gruppo degli organizzatori ha avuto l’impressione che la soddisfazione abbia compensato ampiamente l’impegno. Eravamo ben affiatati e la programmazione precedente ha limitato al minimo le difficoltà.

Le sistemazioni erano confortevoli, molto migliori di quanto avuto in altre occasioni, probabilmente troppo, considerati i disagi che si affrontano in una missione. Abbiamo anche tentato di proporre un menu tipico delle nostre zone appenniniche.

I nostri obiettivi erano sia l’informazione e la formazione del team che l’accoglienza dei nuovi soci a cui far conoscere lo spirito dell’ARES. Nel programma erano previsti argomenti sia classici che nuovi e siamo riusciti a rispettarlo quasi completamente, ma gli adattamenti dell’ultimo momento sono caratteristici della medicina delle catastrofi. Molti soci hanno atteso inutilmente una simulazione che tutti gli impegni previsti non hanno permesso, ma anche attendere inutilmente è un allenamento.

Abbiamo raccolto molti commenti positivi e da tanti amici ho sentito dire “era ora di rimettere la divisa e di rivedersi”. Ma la soddisfazione maggiore è stata osservare i visi dei nuovi soci e capire che, alla fine dei tre giorni, erano passati dal “voi dell’ARES” al “noi dell’ARES”.

Grazie a tutta la gente ARES!

Rosi Mantini, Maila Cardinali, Pamela Accaramboni, Massimilano Lennelli, Roberto Corneli, Massimo Di Muzio, Marco Troiani e Gaetano Bocci

La mente dell'IFA 6: il nostro Gaetano
La mente dell'IFA 6: il nostro Gaetano

 

I boss al lavoro: Mario e Gaetano

 

“L’ANTRO DELLE STROLLACHE”

di Dorotea Ricci

Tornavo giù da Belvedere ed ero felice di essere in macchina da sola, così i pensieri potevano sovrapporsi veloci, senza un apparente filo conduttore, immagini, suoni, odori. Tutto alla rinfusa ma tutto con un ordine. Il gusto di far ripassare nella mente decine di volte la stessa immagine, quasi a centellinarne il succo, o piuttosto assistere, come un film, al dipanarsi di storie che sviluppano la trama. E da tutto questo caos indifferenziato ad un tratto emerge una forma: perchè non pensare, ora che il sito è stato rianimato, ad un appuntamento fisso, un luogo virtuale in cui far convergere pensieri, confronti, domande, informazioni, tra persone reali? Non so bene di cosa poter scrivere, ma il nome mi appare subito chiaro. Tempo fa una dei nostri veterani ha coniato questo simpatico termine per definire noi psicologhe dell’ARES. “Strollache”, che nel dialetto marchigiano vuol dire “astrologhe”, donne un po’ streghe un po’ curatrici, dotate della visione interiore. Un termine che ci rispecchia alla perfezione! Ed ogni “strollaca” che si rispetti ha il suo antro da cui si diverte ad osservare il mondo e preparare pozioni. Lascio l’idea a lievitare in un luogo tiepido, come faccio con il mio pane. Passano pochi giorni e dalla Segreteria arriva la richiesta di scrivere qualcosa sulla nostra ultima esperienza, l’IFA6. Ecco quindi l’occasione giusta per  inaugurare il nostro angolo, con l’augurio che questo sia il primo di tanti appuntamenti, al fine di rendere quotidiano quello scambio tra noi che tanto ci arricchisce.

 

“…TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI” (L. Battisti)

C’è un parola che nella vita conta, ed è “emozioni”. Ed è con questa che mi piace iniziare il dialogo con voi. La richiesta è arrivata, più “chiara e forte” che mai, anche pochi giorni fa a Belvedere. Emozione è la parola che meglio rappresenta ciò che tutti noi abbiamo provato, vissuto, scambiato, portato via. Non solo le emozioni che abitano nella pancia, ma anche quelle nella testa. Ci siamo interrogati, abbiamo cercato di dare senso a quella forza che ci spinge a ritrovarci, a metterci alla prova. Ognuno portando la propria ricchezza., desideroso solo di condividerla con l’altro. Ho visto tutti impegnarsi nel proprio compito, ad ognuno il suo, senza pensarci un attimo, con leggerezza ma pronti allo sforzo, come in un trekking in quota. Si, perchè la fatica è stata tanta, davvero per tutti, direttamente proporzionale al piacere di ritrovarsi, per crescere ancora insieme. I primi a cui penso sempre con enorme rispetto/amore sono quelli della logistica, materiali etc. etc. perchè fanno il lavoro “sporco”, quello che non si nota, quello che non prende medaglie, ma senza di quello non vai da nessuna parte. E quelli lì sono così, sempre pronti a risolverti problemi, ma guai a dirgli un grazie o a fargli un complimento, se non vuoi vederli dissolversi come il genio della lampada. Tipi da ARES! Poi i “RAGAZZI” del  DreamTeam, l’organizzazione degli eventi, che sembrano sempre un po’ in affanno ma secondo me ci marciano ed  in realtà si divertono a tenerci sulla corda, per poi farci volare alto. La sanno lunga quelli là! Che gusto far parte del gruppo dei formatori. La mia è stata la classe che ogni insegnante vorrebbe incontrare. Sempre presenti, collaborativi, attenti, curiosi, con la voglia di capire. Come in un gioco di vasi comunicanti, o nelle confluenze dei fiumi, i saperi si mescolano e danno vita a nuove forme e rigenerano le già esistenti. Questo fluire, come in una danza armonica, avviene se i canali emozionali sono aperti. Ed è questo bisogno che io e le mie “psycho-girls” abbiamo sentito arrivare da tutti voi, ed è a questo che abbiamo cercato di rispondere,  aggiungendo qualche tassello. Infine, su tutto, si è assaporato quel piacere che sa di sicurezza, quando senti che le tue spalle son coperte da una “cabina di comando” come la nostra. Lui è sempre presente, lei non ti abbandona mai. Mi piace pensare che la consapevolezza della via emozionale sia arrivata a tutti noi, perchè è proprio seguendo questa strada, che  porta ad un viaggio interiore profondo, che il nostro organismo diventa veramente resiliente, in grado  di fronteggiare gli attacchi, non contrastandoli ma per lasciandosi vivere l’esperienza. Tra le tante, che a raccontarle non basterebbero decine di pagine, l’emozione più dolce è stata la presenza di tanti “puffetti”, la nuova linfa, ed anche di quelli che non si vedevano da tempo. Mi veniva da prendermene particolarmente cura, anche se un po’ a modo mio, cioè “strizzandoli” per bene!

 

Questo è il sassolino che lancio nell’acqua del nostro lago che ha i colori dell’arcobaleno. Qualcun altro vuole tirarne uno di risposta?

(Doro)Tea

 

Alcuni del team degli organizzatori

 

Alcuni fra i docenti del corso

 

Ciao ares,
Ritrovarci é stato bellissimo e conoscere nuovi e vecchi soci mai conosciuti altrettanto, gente che lavora a pochi km e non sapevi esistessero, il posto molto bello e idem l’accoglienza
Ho imparato molto cose nuove e rinfrescato le vecchie ma soprattutto ho visto lo spirito rivolto al futuro sia dell’ares che dell’Europa, la consapevolezza che il lavoro é molto ma che tutti hanno voglia di farlo

Valentina Montemaggiori

 

I controlli delle autorità all'arrivo dei partecipanti

 

Di Alessandra Nisii.

…Ripenso…la strada che saliva tutta curve e sobbalzi, fino a chissà quale punto di arrivo. A colpo d’occhio il posto, con casette di legno uguali sovrapponibili ai villaggi dei minatori di Cronin, era come una nicchia che accoglieva tutte le “creature azzurro-arancio” che arrivavano man mano; le casette, raccolte ed essenziali potenziavano il “sentirsi accolti” dal posto sconosciuto, dove il conosciuto erano solo i sorrisi e gli abbracci profusi.
Tutto ricominciava nel solito modo, con la fatica encomiabile di chi aveva organizzato e l’entusiasmo di chi ne fruiva.
Tutti si aspettava…cosa? Nel debriefing mi giungeva cosa si aspettava…di fare una lunga e dolorosa strada, di raccontarcela fra noi…finalmente! pur con la nebbia che invadeva gli occhi dei molti e la tenerezza pudica che emanava da quelli dei pochi.
Ci eravamo riconosciuti, accolti e ci sentivamo un tutt’uno. E questo era il principio di tutto.
Cara Olivia, se non vi avessi conosciuto e amato non so se ce l’avrei fatta. Alessandra.
Alcuni partecipanti al corso

 

 

 

 

La cucina al lavoro: il nostro Max

 

 

 

 

 

la cena di sabato, dopo l'assemblea generale

 

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